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    Acura NSX Zanardi Edition, è in vendita il 51° esemplare dedicato ad Alex

    Proprio mentre stiamo scrivendo, si sta chiudendo l’asta del 51° esemplare (su 51) dell’Acura NSX Zanardi Edition, l’auto dedicata al campione Alex Zanardi. Mancano poco più di 8 ore e l’offerta, al momento, è di 215.051 dollari (182mila euro). A mettere la vettura in vendita è stato la casta d’aste statunitense Bring A Trailer.

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    Per celebrare Alex
    Costruita nel 1999 per celebrare le imprese dell’icona italiana nei campionati cart del 1997 e 1998, la supersportiva fa sentire tutto il suo fascino soprattutto su collezionisti e appassionati. Ultimo esemplare di una serie di 51 unità, la Acura NSX Zanardi Edition monta, in posizione centrale, un DOHC V6 da 3,2 litri che eroga 290 CV e 224 Nm di coppia massima. Al motore è stato abbinato un cambio manuale a sei rapporti di velocità.
    Dettagli e unicità
    L’esemplare numero 51 ha una speciale livrea New Formula Red, oltre a tutta una serie di dettagli che catturano l’attenzione, non solo dei più esperti. Qualche esempio? I fari pop-up a scomparsa, il leggero spoiler posteriore oppure i cerchi BBS forgiati in Dark Grey da 16” sull’asse anteriore e 17” su quella posteriore. La Acura NSX Zanardi Edition ha anche alcuni aggiornamenti in edizione limitata studiati diminuirne il peso.
    Dando un’occhiata agli interni, troviamo lo stereo a cassetta di serie che sta nella consolle centrale, l’aria condizionata, gli alzacristalli elettrici, il volante rivestito in pelle il pomello del cambio in titanio. Pochi i chilometri precorsi: poco più di 12.300. L’unico ed ex proprietario è stato il campione AMA Superbike Miguel Duhamel, a cui l’auto è stata regalata da Honda.
    BMW al fianco di Obiettivo 3athlon di Alex Zanardi LEGGI TUTTO

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    Monopattini elettrici,130 incidenti da giugno: servono regole

    Forse si sono accorti del problema. Il post del sindaco di Milano Beppe Sala che, dopo l’ennesimo incidente grave di ieri – il 130esimo da giugno – scrive relativamente ai monopattini elettrici: “…ciò che io vedo sono comportamenti tutt’altro che esemplari nell’utilizzo di questi veicoli…il codice della strada non può essere sottoposto ad interpretazioni, né a deroghe… i monopattini sono veicoli utili ed ecologici per gli spostamenti in città, ma devono essere usati in modo consapevole, con prudenza e rispetto”.

    I pericoli dell’assenza di regole
    Non discutiamo sulla obiettiva utilità dei monopattini elettrici ma nelle velate parole di Sala c’è un chiaro allarme sulla loro pericolosità e per un utilizzo fuori dalle regole. Un rischio su cui il Governo, quando ne ha liberalizzato l’uso sulle strade con limiti fino a 50 km/h, doveva riflettere. L’Onorevole Luciano Nobili di Italia Viva promotore dei monopattini elettrici forse era meglio che inserisse nelle norme per il loro uso anche l’obbligatorietà del casco e un’assicurazione.
    L’ultimo incidente di Milano con una persona in coma è la conferma che utilizzando determinati sistemi di prevenzione – leggi un casco – si limiterebbero i danni, almeno fisici.
    Fare una legge e poi lasciare alle autorità locali il compito di applicare le regole quando queste sono difficili o meglio impossibili da far rispettare è una mancanza di una corretta visione della realtà.
    Cosa che troppo spesso sfugge ai nostri politici che pensano da “Paese modello” quale purtroppo non siamo. Abbiamo riempito le nostre auto di sistemi di sicurezza attivi e passivi per evitare incidenti e poi lasciamo che senza regole i monopattini possano sfrecciare – dovrebbero avere una velocità limitata ma basta un app per aumentarla – senza il minimo rispetto del codice della strada.
    Onorevole Nobili, ci ripensi e faccia un passo indietro modificando la legge e imponendo casco e assicurazione: questi incidenti non le sono bastati? LEGGI TUTTO

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    Nuovo codice della strada, automobilisti messi all'angolo

    L’hanno approvato definitivamente in legge alla Camera, il Decreto Semplificazione che si portava dietro alcune modifiche sostanziali al Codice della Strada. Pochissime corrette, quasi tutte distorte e  senza senso. Novità che complicheranno invece di semplificarla la vita degli automobilisti. Per quella tendenza punitiva nei confronti dei cittadini che utilizzano l’auto per vivere, lavorare, muoversi.
    Caos multe
    La modifica al Codice della Strada che sa tanto di demonizzazione è quella che prevede l’autorizzazione – soggetta al parere del Prefetto – di installare apparecchi fissi per il controllo della velocità, cioè gli autovelox, sulle strade urbane, nei quartieri delle nostre città. E anche in quelle locali dove il limite è di 30 km/h. Una norma che rischia di generare valanghe di multe e ricorsi. Ma l’art. 12 bis riesce a fare ancora peggio, perché consente ai dipendenti dei Comuni e delle società per la gestione della sosta di accertare le violazioni in ambito urbano con “poteri speciali” estesi anche ai dipendenti delle municipalizzate (come trasporti urbani o imprese per la raccolta dei rifiuti) solo nei casi “connessi all’espletamento delle predette attività”. Accertamento possibile con ‘’tecnologia digitale e strumenti fotografici’’ da parte di persone senza precedenti penali e dopo il superamento “di una adeguata formazione’’. Allucinante.
    Bici contromano, i rischi
    La dimensione integralista del decreto riemerge ancora più evidente nell’articolo che consente alle bici di circolare contromano! Lo faranno unicamente su strade urbane con limite a 30 km/h o nelle Ztl e “indipendentemente dalla larghezza della carreggiata, dalla presenza e dalla posizione di aree per la sosta veicolare e dalla massa dei veicoli autorizzati al transito’’.
    In più, oltre alla ridefinizione della corsia ciclabile – che potrà essere impegnata anche da altri veicoli come i bus o attraversata – debutta la cosiddetta strada urbana ciclabile. Ha un’unica carreggiata, banchine pavimentate e marciapiedi, con limite di velocità non superiore a 30 km/h. In questa situazione, manco a dirlo, la priorità è per i velocipedi. Precedenza alle bici anche nelle strade urbane a senso unico in cui è consentita la circolazione a doppio senso ciclabile.
    Tra tante nefandezze, qualche cosa giusta: ammessa la circolazione alle targhe straniere, la regolamentazione della sosta negli spazi per la ricarica delle auto elettriche, da liberare un’ora dopo il termine dell’operazione, mentre è caduto il divieto per Taxi e NCC che ora potranno utilizzare anche vetture a noleggio a lungo termine e non solo quelle in leasing. Altra cosa positiva, l’abolizione del divieto di circolare in autostrada con moto a tre ruote da 250 cc. Troppo poco.
    Pioggia di critiche
    Che sia una situazione che va ben oltre il paradosso, lo confermano le parole del Presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani, critico su tutta la linea. “L’ACI è sempre soddisfatta quando il Legislatore si occupa di sicurezza stradale soprattutto se teso a semplificare. In questa occasione, però, purtroppo così non è. Anzi: ci si muove nella direzione opposta. Riteniamo un errore scrivere nel Codice della Strada che la durata del giallo debba essere almeno di 3 secondi, perché può creare malintesi. L’individuazione della giusta durata del giallo semaforico deriva da un calcolo complesso e unico per ogni incrocio. Non ci sembra corretta anche la possibilità di installare autovelox perfino sulle strade locali con limite orario di 30 Km/h. L’autovelox è un utile strumento per controllare e limitare la velocità degli utenti nei punti più critici o pericolosi e guidare in sicurezza. È, viceversa, diseducativo l’autovelox diffuso, magari installato per far cassa e nemmeno correttamente segnalato, come previsto dalla legge”.    
    Ancora più negativo Sticchi-Damiani sulla deriva… ciclistica della mobilità cittadina: “Restiamo infine, fermamente contrari alle bici contromano ed alla possibilità che possano transitare sulle corsie riservate al trasporto pubblico. I dati di incidentalità ci dicono che si tratta di pratiche estremamente pericolose, anche in considerazione dell’esposizione al rischio del ciclista rispetto ai veicoli a quattro ruote: più di 50 volte superiore. Inoltre, sembrerebbe che, in città, basti imporre il limite di 30 km/h e la bicicletta possa fare tutto: avere sempre la precedenza, andare contromano, appaiati e magari sorpassare. Questa sorta di “deregulation” della mobilità ciclabile ha un forte effetto diseducativo. Alle biciclette tutto è permesso e, per conseguenza, anche ai monopattini elettrici, che sono equiparati ai velocipedi, mentre è evidente che, nella mobilità metropolitana, l’anarchia non va assolutamente d’accordo con la sicurezza stradale!”.
    Chiusura con i fuochi d’artificio: “Ci auguriamo non sia vero che da domani anche gli operatori ecologici possano emettere multe o far rimuovere i veicoli. E che la proposta riguardi solo l’ampliamento delle funzioni degli ausiliari del traffico. Non ci si può sostituire alla Polizia Municipale”.
    A quando la rivoluzione? LEGGI TUTTO

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    Automobilista a 85 km/h, ma l'autovelox lo beffa e segna il doppio

    Anche gli autovelox sbagliano, ormai è risaputo. Non capita spesso, ma alcuni sfortunati automobilisti si sono visti recapitare multe da capogiro per infrazioni ai limiti di velocità non commessi e causati, invece, da un errore dell’apparecchio elettronico. Anche nella presissima e puntualissima Svizzera capitano cose del genere. Un uomo è stato erroneamente beccato dall’autovelox mentre andava alla velocità di 175 km/h, all’altezza dell’entrata sull’A1, direzione Ticino, dove il limite massimo è 100. Niente di più sbagliato!
    Autovelox e pedoni: arriva il nuovo Codice della Strada
    Stava andando a 85 km/h
    L’automobilista, al momento del flash, si trovava dietro a un camion e stava andando alla velocità di 85 km/h, rispettando perfettamente il limite. Immaginate la sua rabbia nel ricevere la sanzione. In Svizzera, inoltre, per una violazione del genere le conseguenze sono davvero amare: al ritiro della patente seguono il sequestro dell’auto e l’arresto del conducente. Proprio per questi motivi, il povero automobilista ha immediatamente contestato la multa e spiegato la dinamica, affermando di trovarsi dietro un camion e che quindi sarebbe stato impossibile guidare a quella folle velocità. Qualche settimana dopo, per fortuna, è arrivata la telefonata più attesa: l’errore è stato dell’autovelox che aveva misurato per due volte la velocità (a causa della vicinanza tra auto e camion) sommandola e facendo scrivere sul verbale ben 175 km/h.
    Folle velocità sulla A5: 240 km/h e 900 euro di multa LEGGI TUTTO

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    Toyota Yaris è la prima del 2020 con 5 stelle ai crash-test EuroNCAP

    È nuova Toyota Yaris Hybrid a “inaugurare” il protocollo 2020 dei crash-test dell’ente EuroNCAP. Ed è un debutto con il massimo del punteggio, le 5 stelle subordinate alla presenza di nuovi sistemi di sicurezza, attiva e passiva, introdotti dall’ente indipendente.
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    L’utilitaria ottiene punteggi nell’insieme molto elevati, che spaziano dall’86% di protezione dei passeggeri adulti all’81% relativo alla protezione garantita ai bambini; realizza un 78% nei test condotti per valutare le conseguenze in caso di incidente per gli utenti vulnerabili (ciclisti, pedoni), mentre la dotazione di sistemi di sicurezza porta nuova Yaris a registrare un 85%.

    Tempi stretti per le nuove procedure
    “Congratulazioni a Toyota per la massima valutazione di Yaris. È stato un anno difficile per tutti quanti e sono grato ai laboratori EuroNCAP e ai dipendenti che hanno lavorato duramente per garantire la sicurezza mentre restavano al sicuro. Abbiamo dovuto adattarci rapidamente a nuove pratiche ed è soddisfacente che la prima auto valutata quest’anno sia andata così avanti per rispondere ai problemi di sicurezza che stanno emergendo quali massime priorità”, ha commentato il segretario generale EuroNCAP, van Ratingen.
    L’impatto laterale ed escursione dei manichini
    Scendendo nei particolari dei giudizi emessi su nuova Yaris, in particolare nello scenario, inedito, dell’impatto laterale con le conseguenze rilevate sull’escursione del corpo verso il centro dell’abitacolo, il commento ai risultati del test spiega: “Nella valutazione della protezione nell’impatto sul lato lontano, l’escursione del manichino (il movimento verso l’altro lato del veicolo) è stato valutato Marginale (valore intermedio, dopo Buono e Adeguato, precede Debole e Scarso; ndr) e di conseguenza la protezione di aree cruciali del corpo è stata valutata Adeguata, anche se le misurazioni sul manichino sono state Buone.
    La Yaris è equipaggiata con airbag centrali per proteggere dall’interazione passeggero-contro-passeggero negli impatti laterali. Questo sistema ha funzionato bene nel test,con una buona protezione della testa di entrambi gli occupanti i sedili anteriori”.
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    Bene la frenata d’emergenza evoluta
    Promossa anche la dotazione di Adas, in particolare la frenata autonoma d’emergenza è intervenuta anche nello scenario di attraversamento della corsia opposta durante una svolta a un incrocio, scenario valutato Adeguato nel test. Valore ottenuto anche nel rilevare i ciclisti in attraversamento, anche in presenza di altri veicoli a ostruire la visuale. LEGGI TUTTO

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    Kia, 7 modelli elettrici in arrivo a partire dal 2021

    Dall’architettura modulare, ritagliata sulle specifiche dell’elettrico a batteria, KIA presenta un piano di medio-lungo periodo che porterà su strada 7 nuovi modelli entro il 2027. E-GMP, ovvero, la Electric-Global Modular Platform, sarà la base di proposte introdotte sui vari mercati, a partire dal progetto KIA CV, in arrivo nel 2021 e, mettendo insieme le informazioni diffuse da inizio anno, traduzione in modello di serie di quanto anticipato con il concept Imagine.
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    L’elettrico tra prestazione e accessibilità
    Avrà un design di rottura, proporrà qualcosa di decisamente diverso da ciò che è “convenzionale”, lo farà utilizzando una batteria a 800 volt, dove l’architettura a 400 volt verrà destinata ai modelli dei segmenti inferiori.
    L’impegno KIA si dispiegherà dalle soluzioni di elettrico a batteria per la città fino ai modelli prestazionali, ovviamente lo farà con tante letture crossover e suv. Nel primo teaser della famiglia di elettriche su architettura E-GMP (ad hoc per sistemi elettrici) si intravede anche una fastback, berlina di segmento superiore.
    A inizio 2020, il Plan S di KIA ha rappresentato la visione di un lungo periodo nel quale sviluppare l’offerta di modelli elettrici, tale da portare il marchio entro il 2029 a registrare il 25% delle vendite globali con auto a batteria.
    Un traguardo che, spostato al 2025, su mercati “maturi” come quello europeo, nord americano e sul mercato interno coreano, punta a un 20% di volumi di vendita già nel 2025. In 9 anni di KIA elettriche, sono oltre 100 mila i modelli venduti. L’offensiva di prodotto andrà a coprire tutti i segmenti cruciali ma non può restare una strategia isolata.
    Rete e Ionity per ampliare i punti di ricarica
    Al prodotto, il marchio coreano affianca l’impegno a rafforzare la presenza di postazioni di ricarica, con l’installazione di più di 2.400 punti in Europa, in collaborazione con la rete di vendita; sviluppo dell’infrastruttura che vede anche la partecipazione nel consorzio Ionity.
    In parallelo, creare le condizioni per guidare elettrico e proporre lo “strumento”. In una forma d’acquisto classica e con opzioni alternative, slegate dal possesso. Arriveranno anche gli abbonamenti per guidare elettrico, soluzioni di noleggio – del veicolo come anche della sola batteria -.
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    E sugli accumulatori, il Plan S di KIA andrà a sviluppare il business della gestione successiva all’impiego in ambito automotive. All’interno del Gruppo Hyundai, le prospettive sono già state delineate, KIA esplorerà il potenziale della “second life” degli accumulatori, tra il riciclo dei metalli rari e il riutilizzo in altri settori delle batterie “esauste”. LEGGI TUTTO

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    BMW 128ti, la Serie 1 sportiva tutta avanti

    Per gli appassionati rappresenta una sigla storica e cara, che rimanda alle corse del Campionato Turismo, per BMW a metà anni Sessanta, quando apparve la sigla Ti con la 1800. BMW Serie 1, dal prossimo novembre, andrà a listino con 128ti, sportiva con dei contenuti propri, seconda solo alla M135i xDrive.
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    Le prestazioni del turbo
    Il motore 2 litri turbocompresso è comune ai due modelli, differenti sono i livelli di potenza, con la BMW 128 ti accreditata di 265 cavalli, uno zero-cento orari da 6”1 e consumi dichiarati in 6,4 lt/100 km.

    Non avrà le quattro ruote motrici xDrive, in compenso ne guadagna in leggerezza, visti gli 80 kg in meno se confrontata con M135i xDrive. Proverà a convincere con lo schema della trazione anteriore, arricchito di un differenziale Torsen che esalti l’erogazione della coppia e aiuti a scaricarla sull’asfalto.
    Nuovo assetto
    I test di sviluppo sono al passaggio delle regolazioni finali, il fine tuning sull’assetto condotto su strada al Nurburgring e in pista. Specifiche della versione ti saranno le regolazioni delle sospensioni, un assetto M Sport ribassato di 10 mm in confronto alle proposte “normali” di Serie 1.

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    Cambiano anche le barre stabilizzatrici e i cuscinetti, entrambi ripresi dalla M135i. Dall’elettronica si otterrà una taratura dello sterzo dedicata, mentre l’impianto frenante avrà dischi e pinze M Sport. Dedicati ai clienti più sportivi, la possibilità di avere in optional gratuito un set di gomme sportive – Michelin Pilot Sport 4 il set avvistato sul muletto di prova, nella misura 225/40 R18 -. LEGGI TUTTO

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    Jeep Wrangler Rubicon Recon, quella per l'off-road estremo

    A caratterizzare Jeep Wrangler Recon c’è ben più del solo trattamento stilistico, della dotazione di fari full led anteriori e posteriori, le decalcomanie sulla carrozzeria, con un tocco di funzionalità nella fascia sul cofano motore: il nero opaco è applicazione antiriflesso, sebbene resti limitata alla porzione centrale.
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    Parte dalla versione Rubicon per diventare Recon, ovvero, adottare assali Dana heavy duty, ruote da 32 pollici, su cerchi da 17”, soglie sottoporta Moab Rock Rails, utili a proteggere nei passaggi più impervi in fuoristrada, che sono il pane quotidiano di Wrangler e, ancor più, della serie speciale Recon.
    La meccanica
    Ordinabile in Italia dal 16 settembre, con motore turbodiesel Multijet II, un 2.2 litri da 200 cavalli accoppiato al cambio automatico 8 marce, il fuoristrada si potrà guidare nella configurazione 2 o 4 porte, accomunate nella tecnica.
    Differenziali bloccabili elettronicamente, scatola di rinvio 4-Low con rapporto di riduzione di 4:1, gommatura specifica, portellone rinforzato, sono i dettagli che distinguono Wrangler Rubicon Recon. Proseguendo con la barra stabilizzatrice anteriore scollegabile mediante un attuatore elettrico.
    In più, spazio alle borse Jeep Trail Bag, in una dotazione di serie completa dell’infotainment Uconnect da 8,4 pollici nella specifica NAV e interfaccia Apple CarPlay e Android Auto compresa, fino ai servizi Uconnect, accessibili nel controllo da remoto dell’auto attraverso la app dedicata. LEGGI TUTTO